Alberi/Fico/Giardini/Kaki/Orti/Orto/Rose

Un giardino semplice

A volte basta davvero poco per creare un giardino.

Sulle colline abruzzesi, alle pendici della Majella, dove mi ritiro ogni estate per qualche giorno, si vive con una natura prepotente e rigogliosa. Si nota subito, passato il Piceno: il paesaggio dolce e regolare, modulato dalle vigne e dalle coltivazioni, si fa più aspro e boscoso. Qui il paesaggio è fatto di latifoglie,  di querce e aceri fitti, di alberi di noci e fichi talmente maestosi da coprire metri e metri di bosco.

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La terra è pastosa, argillosa. Passato un temporale estivo, con il calore che esala dal basso, ci si sente i piedi quasi risucchiati dalla terra. Su queste colline, al tramonto il sole implacabile del giorno cede il passo all’aria frizzantina della notte, a dare ristoro a piante, uomini e animali.

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Come a togliersi il cappello davanti alla forza della montagna, qui i giardini e gli orti sono semplici, quasi spontanei. Rose, sempervivum, bignonie, alberi da frutta e rosmarini ricadenti si fanno strada tra l’ombra delle fronde di sua maestà l’olivo. Fiori spontanei tra il bianco e l’azzurro. Niente aiuole, nè pratini rasati: qui i giardini si fanno da sè, inaspettatamente armoniosi.

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Nella luce del primo mattino, esco di casa a respirare, non c’è nessuno. Mi incammino verso l’Abbazia di San Liberatore. C’è un cane che mi segue per un po’, poi torna a casa, in attesa della colazione; vedo il volo rapido di un falchetto. Le sagome scure e contorte degli ulivi risaltano sotto il lago verde argento delle chiome. A quest’ora, i colori sono intensi; osservo i fiori di carota selvatica, come pizzi bianchi contro il bruno delle cortecce, tra i filari.

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Le prugne Stanley pendono dai rami come gocce di vetro viola da un lampadario, già pronte per essere colte. I kaki, invece, sono ancora verdi e rotondi, nascoste dalle foglie spesse e cuoiose. Si sente solo scorrere l’acqua dell’Alento, dalle sorgenti nascoste nel sottobosco. E rimango a desiderare anch’io un giardino semplice.

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